Riforma delle professioni, anche i sindacati in campo
10 11 2008Italia oggi – No al peso dei poteri corporativi sulla riforma delle professioni. È ancora il progetto di riordino del comparto economico-giuridico a destare preoccupazioni. Questa volta da parte dei tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Agostino Megale, Giorgio Santini e Lamberto Santini che, in una nota congiunta, lanciano un nuovo allarme: «La riforma non rafforzi il potere lobbistico di alcune professioni». Immediata, però, la risposta di rappresentanti di ordini e di associazioni che, seppure per motivazioni diverse, continuano a considerare giusto procedere per aree di competenza. Ma è proprio questo il problema per i tre sindacati che denunciano come il guardasigilli si preoccupi solo «di tre forse quattro ordini, discutendone solo con loro. A un anno dal varo del disegno di legge di riforma dell’intero sistema delle professioni, che il Parlamento non attuò, oggi il decisionismo legislativo del governo torna a parlare e a discutere di riforma ma, viste le poche notizie di merito che trapelano, temiamo fortemente che il governo rafforzerà e rilancerà il potere lobbistico e corporativo di alcune professioni». «C’è tutta un’area che in questo modo viene tagliata fuori», dichiara Santini della Cisl, «mentre invece bisogna considerare che ci sono ormai tantissime realtà professionali diverse che fanno capo anche alle associazioni». Ed è anche sul riconoscimento di queste ultime che si scaglia la nota: «Il silenzio sulla attuazione del Decreto lgsl 206/07 (recepimento Direttiva 36/05), la dice lunga su quale risposta il governo intende dare all’attacco condotto dagli ordini professionali al sistema duale attraverso il ricorso, assolutamente immotivato, al decreto interministeriale applicativo dell’art. 26». Rinvia subito al palla al mittente Claudio Siciliotti presidente del Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili che, non solo considera «motivatissimo il ricorso« ma ricorda, ancora una volta, che è la costituzione a dire che per esercitare una professione bisogna passare un esame di stato. «E in ogni caso», continua Siciliotti, «prima di affermare che si rafforzano i poteri lobbistici bisognerebbe vedere quali sono i contenuti della nostra riforma che punta solo a migliorare il sistema giustizia». «Ma ora il tempo scorre», si legge ancora nella nota, «ed il ministero rispettando i tempi del decreto, si dovrà esprimere sulle domande presentate da più di 60 associazioni per non cadere nell’inefficienza amministrativa». Anche perché puntualizza ancora Carla Pecchioni, presidente Agenquadri-Cgil, «se ora non si da seguito neanche a questo si apriranno i tavoli di riconoscimento europei e l’Italia non ne farà parte». Per Giuseppe Lupoi coordinatore del Colap invece il governo ha il diritto se lo ritiene opportuno anticipare la riforma di queste professioni purché ovviamente non si dimentichi delle associazioni. Per quanto riguarda invece il ricorso al decreto Lupoi di dichiara convinto «che il Tar darà ragione a noi e allora per gli ordini professionali sarà un bel colpo»





