Nei giudizi sugli avvocati più peso ai colleghi romani

10 11 2008

Il Sole 24 Ore – La riforma dell’ordinamento forense ha imboccato la dirittura d’arrivo. Dopo l’assemblea di
sabato, che ha visto la partecipazione compatta di Ordini e Associazioni, l’avvocatura si
avvia a una proposta condivisa sulla stragrande maggioranza dei punti chiave. E già
questo rappresenta un successo per il Consiglio nazionale forense che ha fatto da regista
alla proposta. L’obiettivo è adesso quello di presentare il disegno di legge al ministro della
Giustizia, Angelino Alfano, prima dell’apertura dei lavori del congresso nazionale che si
svolgerà a Bologna dal 13 al 16 novembre. Il vero nodo ancora da sciogliere è quello del
procedimento disciplinare,sul quale si concentra una pluralità di soluzioni, tutte indirizzate
comunque a produrre, con accenti diretti, il peso dei Consigli dell’ordine locali. Perché il
problema è noto e i dati sono lì a testimoniarlo: ci sono molti, forse troppi, Ordini che non
promuovono un’azione disciplinare da anni. A volte proprio quelli dove un assoluto rigore
deontologico sarebbe più necessario. Per questo l’ipotesi oggi più gettonata, avanzata dal
presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa come punto di equilibrio possibile
tra le posizioni più oltranziste, è quella che vede una fase istruttoria affidata a un consiglio
costituito in sede distrettuale e una fase decisoria nelle mani di un consiglio dove la
rappresentanza dell’Ordine locale sarebbe assicurata, ma non in posizione prevalente (la
maggioranza sarebbe affidata a componenti nominati in sede distrettuale). Una proposta
in grado di assicurare la terzietà del giudice senza compromettere del tutto la
partecipazione dell’Ordine e che potrebbe vedere nelle prossime ore un accordo con gli
Ordini, soprattutto con quello di Milano sinora più perplessi. La stretta sul versante
deontologico non costituisce però l’unico elemento di novità di un progetto che interviene
su altri aspetti determinanti della professione forense. L’accesso, per esempio, con la
presa d’atto dell’insostenibilità del sistema di selezione attuale e, soprattutto, delle
difficoltà a reggere un numero di avvocati che l’ultimo rapporto del Consiglio d’Europa, sui
dati 2006 (allora i legali erano 160mila, oggi sono oltre 200mila), segnala essere il più
elevato in assolto tra tutti i Paesi presi in considerazione. Oppure le forme di esercizio
della professione o le tariffe, o, ancora, la specializzazione e la formazione permanente.

Articolo di Giovanni Negri, Il Sole 24 Ore


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